Non so se è casuale o meno, ma le birre “marcate” De Ryck di quesata brouwerij sono un mezzo gradino sotto quelle marcate Arend. L’avevo notato un po’ con la Special, ho avuto una mezza conferma con questa birra di Natale. Il colore è accattivante, un bell’ambrato carico, quasi mogano, che ricorda un po’ lo splendido aspetto della Balzello (tanto per citarne una), la schiuma fine e cremosa, non molto persistente. Passando poi alla degustazione, questa birra non chiarisce subito le idee: l’aroma non è particolarmente ricco, un sottofondo di caramello, una nota di malto tostato, un odore un po’ gommosso di biscotto, un amarino finale di luppolo. E’ il gusto che “spiazza” un po’ di più: ti lascia indeciso fra un abboccato di toffee e mou e una (piccola) astreingenza come di frutta rossa un po’ aspra (susina), ma il tutto un po’ fuggevole. Non che sia cattiva, ma ci metti un po’ per capirla, perché nel finale (relativamente complesso) si ribaltano un po’ le indicazioni/sensazioni maturate in precedenza. Buona per i formaggi semimorbidi e i caprini. Alc. 6,5% ©Alberto Laschi
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venerdì 19 dicembre 2008
sabato 26 luglio 2008
Arend Tripel
Una tripel senza voli pindarici, ma con le “gambe” ben piantate in terra; non ci sono magie particolari, ma ci si trova di fronte ad una birra classica, ben bevibile, costruita sapientemente, senza andare a cercare chissà quali alchimie. Un po’ sullo stile della blond: birre classiche, ma fatte molto bene, che si fanno apprezzare anche e solo per questo. Poco luppolo, un colore giallo oro antico, la schiuma fine fine e di poca persistenza, il corpo rotondo ed estremamente accativante, va giù che è un piacere. La sensazione generale è di una birra morbida, ben maltata, che lascia il plaato morbido e rotondo, con una punta di marognolo nel finale. Di scarsa frizzantezza nasconde bene la sua gradazione, rendendola, per questo, tendenzialemnte “pericolosa”, perché ogni sorso ne chiama subito un altro. Alc. 8% vol ©Alberto Laschi
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martedì 1 luglio 2008
Arend Dubbel
Alta fermentazione, rifermentazione in bottiglia per questa bella dubbel belga, di quelle dubbel cremose e non di quelle piccanti e molto asciutte. Brassata in “onore” di Gustaaf de Ryck, che nel 1886 pose la prima … cotta della futura brasserie De Ryck, chiamata in un primo momento “L’aquila d’oro” (“Gouden Arend” in fiammingo). Buona, veramente buona, e non lasciatevi ingannare dai 6,5° dichiarati, arriva, quando è il momento, compatta e robusta. Bel colore tonaca di frate, con i “regolari” riflessi rossastri; la schiouam inizia bella, fine e cremosa, poi svanisce abbastanza rapidamente. Il caramello, lo zucchero e il malto vengono subito fuori, al primo impatto con il naso, niente ditrascendentale, ma ben fatto, comunque. Il corpo è morbido: la sensazione che lascia la birra nel suo complesso è proprio quella della rotondità e della morbisezza: palato ben “impastato”, note leggermente tostate, frizzantezza ben integrata nel contesto, un tocco di frutta matura nel finale. Una classica dubbel, di quelle che ce ne vuole sempre in cantina, con un finale caldo, più invernale che estivo. Alc. 6,5% vol ©Alberto Laschi
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martedì 11 marzo 2008
Brouwerij De Ryck

La famiglia De Ryck inizia a brassare nel 1886. Gustaaf de Ryck dopo anni di apprendistato in Germania riesce a comprare un vecchia fattoria, di fronte alla chiesa, nel villaggio di Herzele. Una volta ristrutturati i locali ed equipaggiati delle attrezzature necessarie per birrificare, Gustaaf, inizia la produzione di due birre (una chiara ed una scura) birra sotto il nome di "De Gouden Arend" (L'Aquila d'Oro).
Durante la Prima Guerra Mondiale l'esercito tedesco requisisce gli impianti e il birrificio chiude.
Nel 1920 Gustaaf riesce a riaprire iniziando a produrre la Speciale, la birra più conosciuta della brouwerij, che ha la ricetta invariata da quegli anni. Successivamente alla morte di Gustaaf i tre figli continuano il sogno del padre, fino ad Anne De Ryck (la nipote) attuale proprietaria e mastrobirraia dell'azienda (una delle poche birraie in Belgio).

Anne De Ryck
Oltre alla De Ryck Special, il birrificio produce delle birre fruttate (Kriek Fantastiek, Jules De Kriek e De Banane), una birra invernale (Christmas pale-Ale) e dal 2006 la gamma della Arend: Blond, Dubbel, Tripel e Winter.
©Foto Filip Geerts
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Arend Blond - Zythos Bier Festival 2008

Fare birre beverine è la specialità della De Ryck, a volte fin troppo semplici e con personalità tranquilla. Anche questa blond, di 1° più forte rispetto alla Special, non si smentisce: impatto tranquillo, bella “confezione”, colore accattivante, gusto semplice che solletica il palato a richiederne altra. O è un trucco, o è una strategia.Sta di fatto che questa bionda, dai toni un po’ ossidati e metallici, dalla schiuma fine e non molto persistente, si presenta attraente nel suo colore oro antico, dimostra un naso abbastanza esile e un po’ alcolico, e un corpo snello, che varia dai toni caldi e abboccati del malto a quelli leggermenti più aciduli e speziati del lievito. Finisce regolare, com’era partita, tranquilla e invitante. Preferisco una maggior personalità, ma a volte anche un “normal taste” ha i suoi risvolti positivi. Alc. 6,5° vol ©Alberto Laschi
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De Ryck Special - Zythos Bier Festival 2008

Brassata fin dal 1920 con malti aromatizzati, pils, e 3 aggiunte di luppolo belga ed Hellertau, con il Saaz e lo Styrians che vengono poi aggunti durante la maturazione. Ha vinto la medaglia di bronzo alla World Beer Cup del 2006 nella categoria “Belgian & French Style Ale”.
Ha vinto un sacco di premi, questa birra, ma a me è sembrata abbastanza “ordinaria”, un po’ acquosa, che non si caratterizza in quasi niente se non per la sua buona bevibilità. Mi consola il fatto che anche il sommo Kuaska l’ha definita, in una serata di degustazioni, una “birretta”; mistero della … logica con la quale vengono assegnati i premi internazionali… Ha colore ambrato e schiuma fine e poco persistente, naso lieve di malto e luppolo, con un sentore di lievito appena accennato e un accenno di note aranciate. Ha corpo scarno, molto snello comunque, e beverino; risalta la componente “acquosa”, con una nota generale di dolce malto delicato e una leggera asprezza del luppolo nel finale. Molto beverina, ma poco di più, di quelle che vanno giù “a nastro”. Alc. 5,5% vol. ©Alberto Laschi
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