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lunedì 6 luglio 2009

Aggiornamento Villaggio: i fusti di De Dolle

Stiamo organizzando altri tre spazi dentro il Villaggio.

stevenIl primo sarà dedicato al Lambic e sue derivazioni e sarà seguito da Steven Vermeylen. Steven è l'autore del blog di "Hier Stroomt het hier!" (www.bierfestival.wordpress.com) , un'attivista dello Zythos, l'organizzatore del Vilvordia BierFestival e fondamentale collaboratore del nostro blog InBirrerya . E' già alla ricerca di chicche brassicole da proporre durante la due giorni di Bibbiano..

biancaGli altri due spazi vedranno la presenza di Thierry e Bianca..a loro abbiamo "assegnato" lo stand delle Trappiste (vediamo cosa riusciremo a trovare) e della De Dolle . Hanno avuto la benedizione da Kris Herteeler che ci ha confermato la Oerbier e l'Arabier in fusti per il Villaggio. La Oerbier Reserva 2008 (in Bottiglia) a breve sarà disponibile su http://www.birrerya.com(http://www.birrerya.com) e sarà un'altra grande protagonista del Festival. thierry

Anche Thierry e Bianca sono dei blogger..i loro viaggi, le loro recensioni e le loro stupende foto su Goddelijke Drank (http://www.bloggen.be/bier_in_beel). Già l'anno scorso erano presenti al Villaggio come visitatori..andarono via lasciandoci 2 bottiglie di Westvleteren. Che bravi ragazzi!

mercoledì 11 marzo 2009

Ecco qua: la Cosmos Porter

Kris della De Dolle ha presentato un suo esperimento (aveva solamente 5 fusti da 50 lt) all'ultimo Zythos: la Cosmos Porter.

Partiamo dal nome. Porter era una tipologia di birra molto popolare agli inizi del 18° secolo soprattutto tra i lavoratori del porto di Londra. Era una birra acida, come tutte le birre di quel periodo paragonabile all'attuale Rodenbach (per farsi un'idea). Nel 1955 il birrificio Costenoble di Esen (villaggio dell'attuale birrificio di Kris) produceva una birra in questo stile usando il lievito della Rodenbach e facendola maturare in tini di legno. Dopo questo passaggio il "prodotto" si avvicinava più ad un aceto che a una birra. Prendendo una parte di questo liquido ( solitamente dal 5% al 10%) e miscelato con una birra giovane si arrivava ad avere una birra nello stile delle Oud Bruin.
Alla Cosmos per renderla più bevibile veniva aggiunto dello zucchero ma (per quel che si ricorda Kris) "non era il massimo nel suo stile".

Kris partendo da questo spunto ha pensato di far rinascere questa birra "della tradizione" presentandola proprio a questo Zythos. Birra prodotta senza luppolo ha 7% alc. Il lievito usato è il Brettanomyces con aggiunta di Lactobacillis. Per ricreare questa Oud Bruin è stato aggiunto il 5% di Oerbier Reserva del 1999!



Cosa aggiungere..la birra è "abbastanza" acida (il ph è 3,41, l'aceto a confronto è un vin santo) ..comunque andava testata e sarà difficile farla scordare a tutti i "birramaniaci" che facevano la fila allo Stand della De Dolle!

Allo stand 51 potevamo comunque scegliere tra Boskeun 2009, Stout, Arabier e Oerbier alla spina..avercene...


Gianni




© La prima e la seconda foto sono di Filip Geerts, la terza di Vanessa Rusci

venerdì 13 febbraio 2009

Cosmos Porter-Mania!!


Accennavo nel post precedente della nuova creazione di Kris della De Dolle: la Cosmos Porter che presenterà in anteprima allo Zythos di StNiklaas il prossimo 7 ed 8 marzo.

Ho chiesto lumi direttamente a Kris e mi ha risposto, come sempre, in modo lapidario: "It is just a prototype brew available on tap at zythos".

Domandando a Kuaska, Andrea Turco di Cronache di Birra, ha pubblicato un interessante post sull'argomento. Vi invito a leggerlo. http://www.cronachedibirra.it/birre/484/cosmos-porter-la-nuova-birra-di-de-dolle/

venerdì 19 dicembre 2008

Stille Nacht 2008


Anche quest’anno si è dato da fare, il buon “birraio matto”, la sua Stille Nacht ha visto la luce, ed è a disposizione di molti, ma non di tutti, vista la sua non facilissima reperibilità. E anche quest’anno è birra aggressiva, nella gradazione (12°) e nella costruzione, rocciosa di alcool (27° Plato, che ne fa la birra belga con la più consistente densità alcolica) e calda. Continuo a trovarla, personalmente, un po’ “difficile” da bere, preferendole una Dulle Teve, ma le va riconosciuta una signorilità e uno charme indiscutibili. Malto Pale e zucchero candito nella fermentazione, luppolo Nugget, un lievito leggermente aspro ne fanno una birra dalla forte personalità, con un lattico leggermente più esaltato rispetto alla versione precedente. Resta inalterato l’equilibrio generale, complesso ma stabile, con una forte componente maltata che la sposta inizialmente su di un versante fruttato e floreale, che un luppolo netto e deciso riconduce poi nei binari di una pulizia generale molto ben impostata. Calda e riscaldante, “dura” da buttare giù, lascia un buonissimo ricordo di sé, inconfondibile: la stille Nacht non la confondi con nessun’altra, e se si ha la pazienza di lasciarla invecchiare con calma, come consiglia anche Kris, penso possa riservare più di una soddisfazione. Alc. 12% vol ©Alberto Laschi

venerdì 8 agosto 2008

Oerbier Special Reserva 2007


Standard mantenuto. Non ci sono grossi scostamenti dalla versione 2006 di questa oerbier reserva. “Miracolosamente” Kris non si è spostato più di tanto dalla ottima prova dell’anno precedente, dando vita ad un’ottima barley wine, robustissima di alcool (che, ingannevole, presenta il conto sempre troppo tardi) ma godibilissima nell’assaggio. Ha tutto delle barley: aroma vinoso che si stempera piano piano, poca schiuma, che lascia il “solito” piccolo anello, e un gusto perfettamente in old style. Si fa bere, l’astringente e il vinoso che colpiscono al primo impatto lasciano poi il campo ad una calore diffuso, dando vita ad una birra dal corpo rotondo, non troppo consistente, e dal finale asciutto e pulito. Un’altra grande prova per gli amanti del genere, ma non solo. Alc. 13% vol ©Alberto Laschi

domenica 29 giugno 2008

Due chiacchiere con il "birraio matto"!

Mentre leggevo l'articolo di Filip, precedente a questo post, mi sono ricordato di una intervista fatta nel 2005 a Kris, nel birrificio, durante una mia visita per degustare una Oerbier Reserva (2004) e decidere se era il caso di importarla..bhe, feci la cosa giusta..di seguito il documento di Archivio!!

Kris, perché De Dolle Brouwers, perché Birrai Matti?
“Ci chiamavamo “Matti” da soli, perchè iniziare quest’avventura è stato da matti. Io architetto e mio fratello dottore in un vecchio magazzino dismesso abbiamo iniziato a produrre birra. La Prima, l’Oerbier, è stata stappata l’11 novembre 1980.. all’inizio i risultati non erano cosi “commerciali, ma gradualmente ci siamo inseriti nei portafoli dei distributori creando il nostro stile.


E le altre birre?
Tutte nate da ricerche, prove e voglia di creare.. anche i nomi rispecchiano l’umorismo fiammingo. Boskeun, la nostra birra pasquale, significa lepre.. chiamavo così mio fratello da piccolo perché aveva grosse orecchie.

Hai “creato” anche una bellissima taverna? Riflette la tua personalità?
Dici.. non so mi piace.. abbiamo iniziato con una sedia.. poi una diversa, poi una tazza da caffè, poi un piatto.. si è evoluta.. ogni pezzo è unico. Ogni anno vengono a visitarci moltissimi stranieri: americani, inglesi, francesi.. ho una “enciclopedia a volumi” che racchiude le firme di chi viene a trovarci.

Qual è la vostra filosofia?
La qualità, su tutto.. Molti produttori si scordano questa parola cercando solo il profitto.. Non mi piace la mentalità di molti miei colleghi. Penso di aver trovato un equilibrio, non voglio strafare in cose che comprometterebbero la qualità delle mie birre. Vedi che non mi perdo in pubblicità o promozioni.. faccio birra e basta e la voglio fare bene!

E tua moglie e tua madre?
Sono persone fondamentali.. condividiamo il lavoro e l’amore per questo lavoro. Normalmente le visite guidate le lascio fare a mia madre (87 anni) che è un’attrice nata.. fa ridere anche me quando mi prende in giro davanti a 30 persone su come cerco di estrarre zucchero dal malto d’orzo.. o quando racconta i suoi aneddoti sulla sua giovinezza.

Ho visto che l’ultima Oerbier che mi hai mandato ha l’etichetta bordeaux e non la rossa.. Perchè?
E’ cambiata la birra.. non fraintendere. Ho sempre usato per l’Oerbier e la Stille Nacht lievito che prendevo dalla Rodenbach. Questo lievito è speciale.. contiene cellule diverse dal tradizionale lievito che si usa per le birre e “marca” il gusto. Con il passaggio della Rodenbach alla Palm nel 2000 hanno deciso di non fornirlo più per motivi “organizzativi” e “pratici”..(Kris sorride..). Il problema è stato sapere i primi di novembre 1999 che dal primo di Dicembre la Rodenbach avrebbe smesso di rifornirmi di lieviti…Mi sono arrangiato.. Visto che la cosa era nell’aria avevo già fatto le mie prove con altri lieviti e riutilizzando il lievito Rodenbach delle passate fermentazioni.. Ma sono accadute cose inattese: l’Oerbier da 7.5% alc. vol. è passata a 10,5° a.v. e la Stille Nacht da 8° a.v. a 12°a.v. in più si era abbassato l’equilibrio di acidità.. Pensa che alcune fermentazioni della Stille Nacht sembravano non finire più, tanto che tre pallets della Stille Nacht 2000 sono “esplosi” quando ancora erano nel magazzino.. Non potendo passare l’inverno con i piedi a bagno nella birra abbiamo versato quello che ci rimaneva in botti dove era stato vino. Finita la fermentazione abbiamo ottenuto una birra favolosa, etichettata Come Reserva 2000. Tolta la Stille Nacht dai barilotti ho messo l’Oerbier, che riposata per ancora un anno ha prodotto l’Oerbier Reserva 2000. Sembra che più riposa più il prodotto migliori.. Non ti nascondo che stiamo ancora prendendo la mira ma ho studiato molto per capire cosa succedeva “chimicamente” dentro i barilotti. Ho iniziato anche a ricoltivare il lievito prodotto nei barilotti usati, com’era tradizione nelle terre fiamminghe ed ad usare acido lattico. Penso che le nostre ultime “prove” si avvicinino al prodotto che vogliamo commercializzare.

E i tuoi clienti cosa ne pensano?
La differenza del prodotto si sente.. ma penso sia giusto poter usare la nostra indipendenza di piccoli birrai per “cercare” il nostro prodotto, la nostra birra.. Dai tempo.. facciamo dare la risposta al bicchiere!

Mi introduci l’Oerbier Reserve 2004?
La Reserva è l’Oerbier invecchiata in botti, dove in precedenza era stato maturato vino bordeaux, per un anno. Questa birra raggiunge i 13 gradi alcolici grazie anche all’aiuto di lievito da Champagne che uso per la rifermentazione. Il gusto è leggermente acidulo e legnoso. La produzione è limitata a 9 botti di 225 litri l’anno. Tim Webb nella sua guida gli ha dato le 5 stelle.. Una grande soddisfazione per me.




©Foto di Vanessa Rusci
Altre foto su De Dolle, qui>>>

Viaggio nell'Acido Lattico di una Oerbier

© Testo e foto di Filip Geerts



Domenica scorsa ho passato un’interessante pomeriggio alla Taverna dei De Dolle, con un Kris in gran forma che mi ha fatto riscoprire la magnificenza di una Oerbier.

Ordinando un paio di Oerbier subito ho riscontrato una minore acidità rispetto al solito..una morbidezza generale e un sapore quasi di caramello. Mi è sembrato di ricordarci il gusto del mosto..cosa mai trovata in una Oerbier.

A mio modesto parere questa versione è una delle migliori che abbia assaggiato. Ricordiamo che ogni cotta ha una sua personalità, un gusto a parte..e questo è anche il bello nel gustare queste birre prodotte da personaggi di questo calibro.

Ma facciamo un salto indietro. All’inizio della produzione, siamo nel 1980, i Birrai Matti utilizzano il lievito della Rodenbach per i loro prodotti. E’ stato proprio quel lievito a dare quel caratteristico acidulo alla birra. La birra nei primi anni di produzione aveva i 7 gradi alcolici.

Nel 1998 la Rodenbach passa sotto il controllo della Palm e chiude i rubinetti..per quanto riguarda la disponibilità di utilizzare il proprio lievito. Ed è proprio dal ’98 che l’Oerbier ha cambiato il suo modo si essere. Kris Herteleer fu costretto a coltivare il proprio lievito. Lievito che ha avuto come madre quello della Rodenbach ma che si è evoluto in un altro ceppo senza quel caratteristico sapore acido-lattico che lo contraddistingueva. Questa modificazione “genetica” portò alla fermentazione di una birra che girava sui 10 gradi alcolici..forte, maltata, pesante ma senza il caratteristico acidulo che richiamava le Oud Bruin. Kris non accontentandosi di questa versione cominciò a studiare i vari accorgimenti che avrebbero fatto sviluppare una birra un po’ meno forte ma con caratteristiche uguali alla Birra Originale (in fiammingo OER significa Originale). E’ nel 2004 che viene introdotto un acido lattico per la produzione di Oerbier..aggiustato il tiro Kris è riuscito ad ottenere una birra di 9° alcolici che con la maturazione fa uscire allo scoperto il fruttato ed un gusto yogurtoso. I

Finisco la mia birra e la ordino un’altra. Mi si presenta Kris con un piccolo cilindro contenente un campione di mosto prelevato direttamente dal propagatore di acido lattico. La degustazione del mosto mi ha lasciato impressionato..un gusto morbido, non un’acidità aggressiva, mi ha stravolto..davvero bevibilissimo.

Improvvisamente Kris ha miscelato la mia Oerbier con il campione di mosto. Incredibile esplosione di aromi e sapori. L’acidità si è ancora di più ammorbidita. Vedendo Kris sorridermi sembrava un mago che si esibisce nei suoi spettacoli, che manipola la sua arte.. il Belgio non sarebbe il paese della Birra senza personaggi del calibro di Kris!

sabato 19 aprile 2008

Boskeun 2008

Cresciuta di 1 grado, adesso sono 10° (!), mi ha fatto una strana impressione, paragonandola con l’assaggio alla spina fatto allo Zythos. Tanto era beverina, avvolgente e molto fruibile quella, quanto invece più nettamente massiccia, robusta e potente in questa versione in bottiglia. I gradi si sentono tutti, fin dall’inizio, la potenza alcolica impressiona e caratterizza l’assaggio, dopo averne notato il solito bel colore biondo dorato e la schiuma, all’inizio morbida e abbondante, che poi svanisce abbastanza rapidamente. L’amarognolo del miele, l’alcool impressivo, solo un accenno delle note leggermente rustiche e terrose di antica memoria, e la netta sensazione di avere a che fare con una birra impegnativa, anche questa di alta gradazione (come la Easter della Gouden Carolus: si vede che in Belgio la Pasqua è fredda, hanno bisogno di un po’ di calore ). Per palati allenati e stomaci blindati. Alc. 10% vol ©Alberto Laschi

giovedì 6 marzo 2008

Extra Special Export Stout - Zythos Bier Festival 2008



Questa Stout “avresti potuto berla in Inghiletrra o Irlanda 200 anni fa”: lo affermano i de Dolle Brouwers, presentando questa loro stout, prodotta, all’inizio, solo un paio di volte l’anno per il mercato americano e poi entrata nella regolare produzione. Ingredienti: malto tostato, malto pale e malto caramellato, luppolo Nugget e lo stesso procedimento di fermentazione usato per la Oerbier, zucchero candito. La chiamano Stout, ma non è una delle classiche stout anglofoni, appartiene invece alla famiglia delle stotut belghe, più alcoliche, più speziate, meno “cioccolatose” e con meno sentori di caffè. Nononstante la forte gradazione è “pericolosamente drinkable”, molto leggera e, in questa versione on draft, estremamente beverina. Mantiene inalterate le stesse caratteristiche di colore (scuro con leggeri riflessi ambrati, quasi impenetrabile), schiuma (fine e cremosa), con un naso leggermente meno ricco, ma comunque estremamente variegato (caffè, spezie esotiche, pepe, il lievito, frutta rossa matura). Il corpo l’ho trovato ancora più snello e beverino, meno tostato e affumicato, più “orientato” sull’amarognolo del luppolo, anche se l’evoluzione finale la riporta sui binari di una stout, un’ottima stout. Alc. 9%Vol. ©Alberto Laschi

Boskeun - Zythos Bier Festival 2008


La Boskeun (che fra l’altro è il nick name di Jo, uno dei ri-fondatori della brouwerij famosa in tutto il mondo) è una delle originali birre pasquali del Belgio. Lo affermano con orgoglio i produttori sul proprio sito, ricordando anche, con estrema correttezza, che la Slaghmuylder con la sua paasbier è arrivata cronologicamente prima in questa “corsa alla primogenitura”. Questa birra, comunque, non è stata seconda a nessuna (nella sua versione on draft) allo Zythos di quest’anno: splendida e nelle condizioni ottimali. Malto pale, luppolo goldings, zucchero di canna durante la bollitura, miele nella fermentazione, rifermentata in bottiglia. Questa la carta d’identità ufficiale, ed è facile farla; più difficile descriverla compiutamente, data la sua ricchezza. Bel colore dorato carico, leggermente opalescente, schiuma cremosa ed imponente, che lascia però filtrare un naso ricchissimo ed elegante. La prima sensazione è lievito e crosta di pane, poi si inserisce un sottofondo rustico e leggermente terroso, una speziatura soffusa e diffusa, e il miele. Fresca già nell’aroma, la birra ha anche un gusto spledidamente fragrante. Nonostante i 9° (all’origine erano 7°, ma così “recita” il book dello Zythos) va giù che è una bellezza, croccante e fragrante, leggermente rustica, mediamente robusta. Lascia il palato fresco e pulito, senza nessun sentore di ossidazione. Splendido, come il finale, corretto ed equilibrato. La birra del boskeun (fiammingo, il nome di un piccolo coniglio che si risveglia a primavera, appunto) ha davvero lasciato il segno! ©Alberto Laschi

mercoledì 26 dicembre 2007

Boskeun



Schiuma imponente, densa e cremosa, colore ambrato, preparata con malto, lievito, luppolo, zucchero di canna e miele che si ritrova nell’aroma. Corpo robusto con gusto vellutato, note amarognole più spiccate nel finale. Ottima.  Boskeun è il soprannome di uno dei due fratelli Hertheeler (Jo) che preferiva brassare birre bionde. Alc. 10% vol. ©Alberto Laschi

Arabier




La birra del pappagalo (l'ara, rappresentato sull'etichetta), il trionfo del luppolo; solo per amatori, astenersi perditempo. Brassata con i fiori di luppolo Nugget della zona di Poeringe, 55 EBU e con un tempo di maturazione relativamente breve, questa birra rappresenta il prodotto più conosciuto e un o fra i più apprezzati della De Dolle; nelle intenzioni di Kris, una birra adatta alla stagione estiva.Un bel colore dorato molto carico, una vera e propria golden ale, e una schiuma fine ed esuberante che crea le classiche tre dita di cappello sopra la birra, ingrigita impercettibilemnte dal lievito nella sversatura. Aroma e gusto: luppolo! Ma un luppolo floreale ed erbaceo, secco e molto amaro, che la caratterizza in lungo e in largo. Solo il lievito si inserisce in questo contesto, e contribuisce ad inserire un sentore speziato e piccante e un gusto secco e ancor più spiccato. Assale il palato e lo satura con l'amaro del luppolo, che si avverte nel retro del palato e in fondo alla lingua in un finale massiccio e aggressivo. Confrontata con le attuali, modaiole, triple IPA è tre passi avanti.Alc. 8% vol ©Alberto Laschi

Special Extra Export Stout




Birra prodotta in quantità limitata e in periodi precisi dell’anno. La sensazione generale è quella di una estrema “leggerezza”, nonostante la robusta gradazione alcolica, e di una buona bevibilità: resta il fatto che le stout inglesi di “range” sono un’altra cosa. Colore nero molto marcato, schiuma fine, leggermente grigia sulla testa, che svanisce rapidamente. Aroma complesso, con note chiaramente tostate e affumicate, di caffè, ma anche di uva passa, di frutti canditi e di bacche (rosse). Palato morbido, impatto dolce, frizzantezza abbastanza marcata: anche qui il palato è più complesso di una stout normale: oltre alle note classiche, si avvertono sentori di liquore (sherry?), un accenno di sentori vinosi (asciutti) e di frutta rossa matura. Finisce morbida e lenta, con sensazione molto piacevole di complessità. Non assomiglia quasi ad una stout e non so se è un complimento. Alc. 9% vol ©Alberto Laschi

Lichtervelds Blond




Buono, molto buono questo esempio di triple prodotto dalla De Dolle. Ricorda un po’ la Arabier, ma con un tocco di dolcezza in più ed una bevibilità maggiore. Ha colore dorato carico e uno strascico di lievito in sospensione che ne opacizza un po’ la trasparenza; schiuma bianca corposa e cremosa, che permane per molto nel bicchiere. L’aroma è subito pungente, come nella tradizione De Dolle, quasi speziato all’inizio; nell’evolversi invece affiorano sentori di malto e frutta matura, insieme al lievito, rendendo il tutto molto intrigante. Ha corpo rotondo, non eccessivamente robusto, senza quella punta di calore dato dal miele che invece si presenta nell’Arabier. Scivola molto bene all’inizio, molto beverina, poi viene fuori la consistenza di questa triple, nei suoi componenti di malto, luppolo astringente (nel finale) e sentori terragni, assieme al lievito. Finisce amarognola ma non secca, equilibrata e rassicurante. Alc. 8% vol ©Alberto Laschi

Oerbier




Prodotta con sei tipi di malto e zucchero candito, luppolo Goldings per l’amarezza, Spalt e Saaz per l’aroma. Poiché il mosto di malto viene fatto bollire per tre ore nel bollitore, il colore che ne risulta è marrone scuro con riflessi rame chiaro. Presenta aromi erbosi e fruttati intensi, spuma fine e abbastanza persistente, molto frizzante. Il palato è morbido e cremoso, con qualità vinose dolci su di un insieme complesso di gusti, a strati di frutta aspra (ricorda le susine o le prugne), con un lungo e complesso finale in cui la dolcezza è controbilanciata dalle note di liquirizia. Alc. 9% vol
©Alberto Laschi

Dulle Teve



“La cagna pazza”, contiene semplicemente malto, acqua, luppolo e zucchero caramellato. Il luppolo viene aggiunto a secco e la birra non è filtrata né pastorizzata, per cui il suo gusto si trasforma nel tempo. Birra splendida, che si evolve nell’assaggio. Colore dorato carico, leggermente velata ed opalescente, schiuma abbondante cremosa e persistente. Aroma pungente di luppolo e abboccato di malto, complesso.Corpo strutturato, ma non pesante, sorprendentemente duttile per l’alta gradazione alcolica della birra. Comincia pastoso di malto e abboccato di caramello, poi si evolve con note tanniche e di frutta matura astringente (susine?) che ripulisce alla perfezione il palato. Finisce lunga, dolce e piacevolmente complessa. Alc. 10% vol ©Alberto Laschi

Oeral




Le possibili “interpretazioni” del nome di questa birra sono due: la prima è che in dutch “oer” vuol, dire “originale” (come Ur in tedesco) e “al” potrebbe essere il suffisso riconducibile ad “ale”, classico termine angly per indicare la birra “originale” in GB. “Oeral” è però anche il termine olandese con il quale si indicano i monti Urali, che dividono l’Asia dall’Europa. Altra birra decisamente non convenzionale (anche se gli ingredienti dichiarati sono solo acqua, malto, luppolo e lievito) di questa rinomata brouweij, e non potrebbe essere diversamente, visto che di usuale la De Dolle non ha assolutamente niente. Bellissimo colore dorato, leggermente rugginoso, di questa birra, dalla bella testa di schiuma prodotta da una carbonazione accentuata. Aroma intenso, complesso e molto, molto piacevole: si riconoscono note dolci di malto, sentori di frutta (mele e pere) e accenni speziati (chiodi di garofano?), in un mix veramente attraente. Il corpo denota una “doppia corsa”: parte splendida, morbida e carezzevole, piacevolmente piccante di lievito e rotonda di sentori fruttati. Sul finale la birra “gira” completamente: viene fuori un tono granuloso di lievito, secchi ed asciutti di erba medicinale e luppolo per finire con un retrogusto finale “affumicato”.
Alc. 6% vol ©Alberto Laschi


Vecchia Etichetta



giovedì 6 dicembre 2007

Stille Nacht 2007




La premessa necessaria: le bionde non mi fanno impazzire, preferisco le brune. E anche le strong beer non riscuotono il mio incondizionato favore. Sta di fatto però che i “prodotti” ben costruiti non si possono non apprezzare. Edizione 2007 della Stille Nacht: come si direbbe nel calcio, “squadra che vince non si tocca”. Fatta bene, con tutte le cosine al loro posto, gli ingredienti giusti nella giusta dose, e anche l’etichetta (confermatissima), veramente molto molto carina, che contribuisce a mettere il tocco di classe sul packaging. Detto questo, va detto anche che l’edizione 2007 non porta rilevanti novità rispetto alla Stille Nacht del 2006: robusta, molto “riscaldante”, con il suo bel lievito ancora a giro per il bicchiere e la sensazione generale di compiutezza. Mi sembra solo un pochino meno ricca nel sapore, meno variata, con l’alcool maggiormente in primo piano; ma sono sfumature … Sta di fatto che le altre strong beer in circolazione, di fronte alla Stille, devono lasciare il passo: è massiccia sì, ma con grazia. D’altra parte, come recita il famoso detto, “la potenza è nulla senza il controllo”; e Kris lo sa, l’ha imparato e continua a dimostrarlo.
Alc. 12% vol ©Alberto Laschi

Stille Nacht 2006




Buona “operazione” natalizia della De Dolle, che ha continuato nel dare la caratterizzazione di robustezza alcolica a questa birra, considerata (insieme alla Oerbier) la punta di diamante della produzione. Colore dorato molto marcato, al confine con l’ambrato; dalla bottiglia che ho versato sono scesi anche alcuni fiocchi di lievito, e comunque la birra ha prodotto una abbondante e cremosa testa di schiuma, molto persistente. Naso non particolarmente ricco, sensazioni “tranquille” di luppolo, miele, frutta bianca, ma niente di eccezionale. Il corpo è massiccio, aggredisce con la propria potenza alcolica, che satura in maniera soddisfacente il palato. Sprigiona un diffuso calore, una sensazione di alcol robusto, miele di fiori bianchi, un tocco deciso di luppolo astringente e malto insieme a zucchero candito. Lungo e “caloroso” anche il finale, che perdura per molto tempo. Alc. 12% vol ©Alberto Laschi

martedì 20 novembre 2007

Oerbier Special Reserva 2004




La Reserva è l’Oerbier invecchiata in botti, dove in precedenza era stato maturato vino bordeaux, per un anno. Questa birra raggiunge i 13 gradi alcolici grazie anche all’aiuto di lievito da Champagne usato per la rifermentazione. Il gusto è leggermente acidulo e legnoso. La produzione è limitata a 9 botti di 225 litri l’anno. Tim Webb nella sua guida gli ha dato le 5 stelle.

Una classica birra strana di questa brouwerij veramente particolare. Ha una imponente gradazione alcolica che tuttavia non si avverte durante la sua degustazione; a causa della scarsa frizzantezza ha una nota liquorosa molto preponderante, che la rende corposa nel bere, anche se non pesante. Ha un bel coloro ambrato, tendente al mogano, schiuma fine e poco persistente, aroma “gommoso” di malto con un finale acidulo e astringente. Anche il gusto dopo una nota iniziale “sciropposa” assume connotazioni acidule e terragne, molto legnose, che la rendono complessa, elaborata e non di facilissima bevibilità. Ma per gli appassionati dei prodotti della de dolle è imperdibile.