Filip Geerts mi ha segnalato questo interessantissimo documentario , pubblicato da lui su youtube, dove due giornalisti (Jean Blaute e Ray Coke) visitano l'Abbazia di St. Sixtus a Westvleteren per un documentario da trasmettere su un canela televisivo fiammingo. Visto che è un evento eccezionale , di seguito i video.
Part 1
Part 2
domenica 15 marzo 2009
Dentro Westvleteren
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martedì 2 dicembre 2008
Witte Trappist
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La Trappe Bockbier
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giovedì 28 agosto 2008
I Trappisti Italiani

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domenica 15 giugno 2008
"Dentro" la Rochefort 10

La più forte delle tre Rochefort (e tra le più forti in assoluto del Belgio) è la 10 che sulla rigorosa
base dello stile trappista inserisce caratteri tipici di una strong dark ale e la densità e complessità di un barley wine. Fu brassata per la prima volta negli anni 50 ed allora veniva chiamata “Merveille”. Copre il 30% della produzione della birreria. Il colore è bruno intenso, con riflessi rosso carminio; la schiuma, generosa ma non indiscreta, è cremosa, persistente e di color caffelatte. L’aroma è di per sé un capolavoro: malto fortemente liquoroso, con un accenno di cioccolato e burro, e soprattutto un’intensa nota fruttata che anticipa le meraviglie del gusto. Gusto che aggredisce con un sorprendente calore alcolico, il quale, sommato al corpo morbido e velato di lievito, contribuisce all’intensità di questa birra sensazionale. Superato lo shock iniziale, si sprigiona in bocca una serie interminabile di sapori, tutti perfettamente bilanciati e articolati in modo da non sovrapporsi e, allo stesso tempo, non scomparire mai del tutto; una vera e propria macedonia di frutta candita, sia dolce che amara, imbevuta di liquore e caramello, con un sentore piccante di spezie, liquirizia e cannella. La presenza del malto è costante e squisita, e mentre nel gusto assume l’aspetto di pane fresco, nel finale, sorprendentemente secco, si sposta verso una leggera nota amarognola e affumicata. Il retrogusto è generosissimo, persistente, secco e caldo per l’alcool. Un’autentica meraviglia brassicola, una di quelle birre che, ad ogni bevuta, hanno qualcosa di nuovo da dire. La gradazione alcolica è evidente, ma non ostacola una straordinaria bevibilità: un’autentica nemica del palloncino… Da servire a temperatura di cantina, con un buon tagliere di formaggi teneri e saporiti. Una meraviglia di sapori e sensazioni da sorseggiare accanto al camino, un “must” per chiunque ami la birra di qualità.
Le Rochefort, come tutte le birre ad alta fermentazione ad alta gradazione,
sono eccellenti da invecchiare. La scadenza è un’indicazione obbligatoria per legge ma è irrilevante: la birra non deteriora! Al contrario, l’aroma evolve nella bottiglia per effetto dei lieviti aggiunti e per una serie di processi chimici, ancora non del tutto noti nei dettagli.
Ecco uno schema dettagliato dell’evoluzione nel tempo della Rochefort 10, in particolare per quello che riguarda l’aroma, dove i cambiamenti sono più evidenti.
Schiuma: molto regolare, ma scompare velocemente lasciando solo un sottile strato
Colore: rosso molto scuro, quasi opaco.
Aroma e gusto: assolutamente amaro, ricorda il caffé forte con tocchi di cioccolato e forse già un leggero fruttato di pera; sensazione in bocca di sciroppo. Già ben bilanciata ma necessita ancora di tempo.
2-4 mesi
Schiuma: molto regolare, ma scompare velocemente lasciando solo un sottile strato.
Gusto: ancora un leggero tocco di cioccolato associato con la dolcezza delle pere conservate, ma con ancora sufficiente amarezza. Gradevolmente bevibile, eccellente equilibro di tutti i componenti.
4-6 mesi
Schiuma: molto regolare, ma scompare velocemente lasciando solo un sottile strato.
Aroma: fruttato, travolgente, di una complessità impenetrabile.
Gusto: ancora un picco fruttato, anche se diminuisce in forza raggiunti i 6 mesi.
6-12 mesi
Schiuma: scompare velocemente, a volte è persino difficile produrla.
Colore: rosso scuro, forse un po’ più trasparente di prima.
Aroma: meno forte e meno complesso, resinoso.
Gusto: a volte un po’ piatta e senza schiuma, conserva a lungo il fruttato ma anche un certo amaro.
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martedì 8 aprile 2008
La Birra Trappista
Attualmente sono solo sette birrerie sono autorizzate a etichettare le proprie birre con il logo Authentic Trappist Product, le 6 del Belgio e l’olandese De Koningshoeven, alla quale fu revocato temporaneamente l’uso del logo dal 1999 all’ottobre 2005, perché era venuta meno ad uno dei tre criteri fondanti.
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lunedì 10 marzo 2008
Sito ufficile dei Trappisti
E' online il sito ufficiale dei trappisti www.trappist.com , per ora in linea solo la versione francese e quella in fiammingo.

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lunedì 18 febbraio 2008
La Trappel Quadrupel

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La Trappe Tripel

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La Trappe Dubbel

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La Trappe Blond

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I Trappisti e le Birre - Nostra Signora di Koningshoeven, Tilburg

Storia del birrificio


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mercoledì 19 dicembre 2007
Westmalle Dubbel

Birra dal colore bruno rossiccio, piacevolmente secca ma caratterialmente maltata. Ricavata da una ricetta del 1926 (la quale, a sua volta, era una derivazione della prima birra scura prodotta dal monastero fin dal 1856), questa dubbel (reperibile, oltre che in bottiglie da 0,33 e 0,75, anche in fusti) ha un bellissimo cappello di schiuma, cremoso e compatto. L’aroma è allo stesso tempo fruttato e luppolato, molto “stuzzicante”, sicuramente piccante; è ricco e importante, con una note finale di malto corposo. Ha un palato ugualmente deciso, di frutta secca, malto, cioccolato e luppolo speziato; ha un corpo agile e ben strutturato, con un gusto secco e luppolato, che la giusta frizzantezza fa apprezzare al meglio. Termina con personalità, dimostrando di essere capace di un retrogusto delicato di luppolo, malto tostato e frutta (banana e frutta passita).Alc. 7% vol. ©Alberto Laschi
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Westmalle Tripel

C’è tutto, non di tutto: c’è, in questa birra, tutto quello che è necessario e sufficiente per fare una splendida triple, anzi, la “madre” di tutte le triple, per universale riconoscimento. Molto alcolica, bionda, alta fermentazione: le tre condizioni (o almeno, le tre principali) per le quali si dà vita ad una triple, e che in questa birra (dalla ricetta pressoché immutata dal 1956) sono presenti al top. Bel colore oro antico, schiuma compatta, cremosa e abbondante, con un perlage che ricorda lo champagne (in Belgio la chiamano ancora, non a caso, “lo champagne di Campine"). L’aroma: ricco e complesso, molto pronunciato, con sentori fruttati (banana), un luppolo vivacissimo e un tocco di malto nel sottofondo. Il corpo è robusto, strutturato e caldo: il luppolo la fa da padrone, in un contesto fruttato, e la potenza dell’alcool la completa nel finale. Moderatamente frizzante, da vita ad un finale secco e asciutto, mediamente astringente e nettamente amaro. L’invecchiamento la fa variare nel gusto, fino ad una preponderanza del fruttato e abboccato. Alc.9.5% vol ©A.Laschi
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I Trappisti e le Birre - Abbazia di Nostra Signora del Sacro Cuore di Westmalle

Abbaye Notre-Dame du Sacré-Cœur de Westmalle
Storia del monastero
Storia della birreria

Pater Bonaventura Hermans († 1873) - Monaco a lavoro nella birreria (1966)
La prima cotta viene servita nel refettorio dei frati il 10 dicembre 1836, e fino al 1860 la produzione è limitata al consumo dei padri; solo occasionalmente alcune bottiglie di birra venivano vendute fuori dai cancelli del monastero. Nel 1856 viene brassata per la prima volta una birra scura, “antenata” dell’attuale dubbel. E’ dal 1861 che comincia la vera e propria commercializzazione delle birre di Westmalle, (Chimay aveva cominciato già da due anni), dietro l’impulso tecnico produttivo di padre Van Ham, prussiano, con un fratello che produceva birra in Germania e dal quale aveva imparato, e poi importato nel monastero, importanti nozioni tecnico - commerciali. La produzione di birra aumenta gradualmente, in parallelo ai progressivi ampliamenti e ammodernamenti dell’impianto di produzione, fino al 1918, quando l’impianto viene temporaneamente chiuso per i danni provocati dall’esercito tedesco. Riaperto ufficialmente nel 1921, il birrificio interno ricomincia a produrre a pieno regime, e i monaci scelgono di avvalersi di distributori esterni al monastero per la commercializzazione delle loro birre, che iniziano a farsi conoscere in tutto il Belgio. E’ nel 1932 che il priore deposita come marchio registrato il logo e il nome delle proprie birre, preceduto dall’appellativo “trappistenbier” ,e nel 1935 viene definitivamente registrato un modello di bottiglia che reca stampigliato sul collo le lettere “A” e “W”, ancora oggi usate.

Nel 1934 finisce la costruzione di un impianto di brassaggio completamente nuovo. Sono gli anni del boom: le birre in produzione sono la Extra, la Dubbel Bruin, e la Blond. La Triple, ancora oggi il top della produzione di questo birrificio, viene prodotta a partire dal 1934, e la ricetta risulta praticamente immutata dal 1956. Fino alla data odierna altri lavori vengono fatti all’interno della fabbrica di birra dei monaci, oggi quasi del tutto computerizzata, nuove catene di imbottigliamento vengono installate, per una produzione annuale di circa 130.000 hl. Ma il segreto del successo rimane sempre lo stesso: l’uso di materie prime selezionate, acqua pura (prelevata da un pozzo profondo 70 mt. al di sotto dell’abbazia), malto d’orzo, luppolo fresco, il miglior zucchero candito, ceppi di lieviti coltivati in proprio. Sono birre vive, rifermentate in bottiglia, con gusto in costante evoluzione, pertanto non esistono due bicchieri assolutamente identici, essendo influenzati dall’invecchiamento, dalla conservazione, dal modo di versare la birra e dalla temperatura di servizio.

ABDIJ ONZE-LIEVE-VROUW VAN HET HEILIG HART
Antwerpsesteenweg 496
B-2390 Westmalle - Belgium
Tel.: +32 3 312 92 00
Tel. Alloggi per Pellegrini: +32 3 312 92 09
Fax: +32 3 312 92 20
BROUWERIJ DER TRAPPISTEN VAN WESTMALLE
Antwerpsesteenweg 496
B-2390 Westmalle - Belgium
Tel.: +32 3 312 92 22
Fax.: +32 3 312 92 28
©Testo di Alberto Laschi
©Immagini tratte da www.trappistbeer.net
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sabato 15 dicembre 2007
Achel Brune

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Achel Extra Brune

Ottima, veramente, il top della gamma di Achel, questa quadruple strong dark di tradizione trappista. Ha un bel colore tonaca di frate con riflessi ramati, leggermente opalescente, un cappello di schiuma considerevole, beige, a bolle grosse e di media consistenza, ma di lunga persistenza. Di frizzantezza non spiccata, la bottigliea contiene una piccola quantità di sedimento che si apprezza nella sversatura. Il naso è caramelloso, sciropposo, con note brillanti di liquirizia, malto e cioccolato, e la frutta rossa (susine, ciliegie) in netta evidenza. Anche lo speziato, nel naso come al palato, si fa apprezzare, in un corpo robusto, strutturato e caldo: è avvolgente il tutto, con l’alcool non aggressivo e un sentore di barrique, insieme alla vaniglia, allo zucchero candito e ai chiodi di garofano. Il retrogusto è leggermente maltato e amarognolo, in una corsa finale lunga ed equilibrata. Alc. 9.5% vol. ©A.Laschi
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Achel Blond (Tripel)

Birra un po’ “strana”, ma molto piacevole. Schiuma fine e non persistente, colore biondo velato, aroma fresco, leggermente luppolato, ma anche ricco di note speziate (quasi di lievito). Corpo rotondo e strutturato, nel quale si alternano al palato note morbide di malto, alcuni sentori leggermente piccanti e speziati, note sicuramente agrumate con un finale ricco di sapori legati alla frutta matura (sembra fico). Complessa, e variabile anche nel finale comunque molto lungo e altrettanto ricco di note mutevoli ed in evoluzione continua. Alc. 8& vol ©A.Laschi
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I trappisti e le birre - Monastero di Nostra Signora di S. Benedetto in Achel

Storia della birreria

Le prime birre prodotte nel 1999, delle quali fu proprio l’abbazia di Westmalle a farsene garante, così come delle materie prime usate, furono 2 bionde e 1 scura, dalla gradazione di 4° e 6°; nessuna di queste fu imbottigliata, ma furono messe in vendita al pubblico alla spina, e poterono essere consumate dai padri al posto della Westmalle dubbel, la sola birra concessa per il consumo giornaliero interno della comunità. Sin da allora, avendone i requisiti necessari, alle birre di Achel fu subito conferito il marchio “Authentic Trappist Product”. Nel 2001 le condizioni di salute di padre Thomas non gli permisero più di supervisionare la produzione birarria di Achel; fu lo stesso abate di Achel a convincere padre Antoine, mastro birraio dell’abbazia di Rochefort (fondata nel 1887 da monaci provenienti da Acel stessa) e in quel momento “in pensione” dopo la sua attività lavorativa proprio ad Achel, a riprendere la propria attività di mastrobirraio, per ”aiutare” le birre di Achel a crescere. E in effetti la produzione di Achel, sotto la sapiente mano di padre Antoine cominciò a prendere quota e spessore: sempre nel 2001 vide la luce la prima triple, e l’anno successivo la Achel bruin 8°, la prima vera grande birra di Achel. Padre Antoine è poi dovuto rientrare a Rochefort, ma tutt’oggi è sempre un membro della comunità monastica di Achel a svolgere la mansione di mastro birraio nel birrificio interno, che ha una produzione annuale di circa 3000 hl. e che non è, chiaramente, visitabile, come tutti gli altri birrifici monastici.
De Kluis 1
3930 Hamont-Achel
©Testo Alberto Laschi
© Immagini dal sito web www.trappistbeer.net e dal sito web www.achelsekluis.org
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martedì 27 novembre 2007
Rochefort 10

La “Merveille”. Dagli anni ’50 è uno dei must dell’intera produzione trappista. Colore mogano scuro, leggermente opalescente per il lievito in sospensione, con schiuma color caramello, fine e persistente. Il naso: profumi netti ed intensi di banana, frutta secca, caffè tostato, liquirizia e pepe; dire che è ricca, multiforme, esplosiva non rende completamente l’idea. E’ una vera prelibatezza. 11,2°: la potenza sì, ma in assoluto controllo ed equilibrio. In bocca è calda e strutturata, morbida e avvolgente; moderatamente frizzante si fa gustare con lentezza e metodicità. Le sensazioni del palato: malto, sempre e dovunque, frutta matura, spezie, pepe e cannella, un po’ di cioccolato e liquiriza, lievito, ma non in ordine sparso: ognuno di questi al momento giusto e al posto giusto, senza doppioni né sovrapposizioni. La corsa è delicata, calda di alcool, generosa di sensazioni: ancora la liquirizia, l’amarino del cioccolato, un delicato luppolo finale che la rende armoniosa e armonica. Difficile fare meglio e trovare di meglio. Da servirsi a temperatura rigorosamente di cantina. Alc. 11,3% Vol.
© Alberto Laschi
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