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sabato 27 giugno 2009

Noir De Dottignies


Una dubbel “anomala”, splendidamente anomala. Una dubbel dal carattere estremamente luppolato (e parlando di una birra delle De Ranke sarebbe anomalo il contrario), come non se ne trovano molte in giro: al momento non mi viene in mente nessuna dubbel che le si possa avvicinare, gustativamente parlando. Sei tipi di malto, alcuni dei quali torrefatti come il Chocolate e il Torrifiè, e abbondante luppolo Challenger e Saaz, sempre, rigorosamente, fresco e in fiori. Già si presenta bene al momento dello sversamento: un rosso rubino leggermente translucido, riflessi delicatamente ramati in controluce e uno splendido cappello di schiuma, morbida, cremosa e di lunga persistenza. L’aroma è veramente elegante: un leggero speziato e i sentori di frutta rossa tipici di una dubbel accompagnati da un luppolo fresco e fragrante, leggermente rustico; un mix di splendido equilibrio. Ma ciò che colpisce di più è il gusto di questa birra, dalla carbonazione delicata ed equilibrata: il tostato e torrefatto del caffè e del malto bruciato che si integrano perfettamente con un amaricante prorompente, con il luppolo che invade e prende possesso dei lati della lingua e del fondo del palato. Di pari spessore il finale: elegante, equilibrato e marcatamente amaricante: nove gradi alcolici che scivolano via con estrema pulizia, ma senza scomparire. Rasenta la perfezione. Alc. 9% vol

©Alberto Laschi

venerdì 26 giugno 2009

Bloemen Bier

Il nome di questa birra le deriva dalle coltivazioni di fiori (bloemen) della cittadina di Lochristi, famosa in tutto il Belgio per questa attività commerciale; e sono proprio due i fiori, il cui nome viene gelosamente tenuto nascosto, che vengono usati, insieme alle materie prime, per brassare questa birra. E’ birra particolare, dal carattere smaccattamente dolciastro (ha un IBU che a stento si avvicina ai 15), che ne consiglia una bevuta limitata (cioè non più di una bottiglia per volta). Ha un bel colore dorato carico, al confine con l’ambrato, leggermente opalescente. Ha schiuma che si mostra abbondante appena la si versa, ma che poi svanisce abbastanza rapidamente. Al naso è ricca, con note di caramello, malto, zucchero di canna, miele d’acacia e un floreale dolce e deciso. Il corpo è ricco, strutturato e abbastanza “variabile”: parte quasi asciutta, per virare rapidamente sul caramelloso e sciropposo, con l’abboccato dello zucchero candito e del floreale leggermente eccedente nel finale. Leggermente meno ricco di zuccheri il finale, che presenta una leggera nota amarognola che cerca, senza però riuscirci, di compensare la massiccia sensazione di dolcezza. Da bere con moderazione, come dicevo all’inizio. Alc. 7% vol

©Alberto Laschi

lunedì 18 maggio 2009

X-Mas Blond 2008

Forse non è il periodo migliore adesso, con i primi caldi, per fare la “festa” ad una bionda birra di Natale: ma c’avevo un branzino al forno con patate e verdure al cartoccio che cercava un degno compagno di ventura. E allora la X-mas della Ecaussines ho pensato che fosse la birra che faceva al caso mio. E non mi sono sbagliato: rotonda, cremosa, morbida e non eccessivamente frizzante, si è sposata perfettamente con il pesce, che ha assecondato con correttezza e senza prevaricazione. Di un biondo tenue e leggermente velato, la X-mas porta in dote una splendida schiuma, fine e cremosa, e un bouquet floreale e leggermente agrumato che la rende elegante fin dal primo approccio. Il corpo supporta bene gli otto gradi alcolici, tanti ma non troppi per questo inizio di calura: la degustazione si rivela corretta e appagante, con una frizzantezza media e un sentore diffuso di malto e lievito che non segue troppo le note floreali e fruttate dell’aroma, ma le completa aggiungendo una nuova gamma di sensazioni. Non lascia un grandissimo ricordo di sé, a causa di un finale forse un po’ troppo banale rispetto alla ricchezza e complessità del gusto+aroma, ma il giudizio finale non può che essere positivo, molto positivo. Alc. 8% vol ©Alberto Laschi

mercoledì 13 maggio 2009

Valeir Donker

Linea di birra lanciata sul mercato da Contreras nel 2004, e che ora comprende 3 birre, la Blond,la Divers e la Donker. Il nome si ispira alla figura leggendaria di un soldato dal nome Valeir (la cui statua è ancora oggi visibile nella piazza del mercato di Gavere) che partecipò nel luglio del 1453 alla battaglia di Gavere combattuta vicino Semmerzake tra l'esercito di Filippo III, Duca di Borgogna e la città ribelle di Gand. La battaglia vide la vittoria dell'esercito del duca e la morte di circa 16,000 cittadini di Gand.

E’ una bella scura, questa Valeir, dalla bella schiuma compatta e cremosa, dal colore leggermente velato, ma comunque di un marrone molto scuro, quasi impenetrabile. Il naso è ricco e “variabile”: Inizia leggermente terroso e rustico, con note di frutta rossa asprigna e malto tostato, che poi, riscaldandosi, lasciano un po’ il posto a note decise di mandorle e nocciole tostate. Il corpo è rotondo, non molto robusto, ma dotato di buona personalità: ha frizzantezza decisa e gusto improntato alle note tostate di frutta secca e malto, Il finale si diversifica un po’, caratterizzandosi per una marezza abbastanza diffusa, che la rende pulita e asciutta. Corretta e di grande bevibilità. Alc. 6,5% alc. vol ©Alberto Laschi

giovedì 30 aprile 2009

Bon Homme


Sono piccoli,ma sono anche molto bravi questi della de Leite. Anche questa Bon Homme, alla quale anche stavolta l’etichetta non rende giustizia (hanno comunque bisogno di un grafico) è un ottimo prodotto, di estrema bevibilità, da non confondersi con una ruffiana semplicità. E’ birra completa, ben costruita, dalla complessità non elementare, ricca di gusto e aroma, che, per una 0,33 di recentissima produzione, è già tanta roba. Innanzitutto la schiuma, fine, cremosa e compatta, di un bel color panna leggermente macchiato, che da vita ad un bel cappello, mediamente persistente. Poi l’aroma, che all’inizio ricorda un po’ la Moinette Brune (frutta secca, nocciole, malto tostato) per poi arricchirsi (e quindi differenziarsi) di sentori di frutta rossa leggermente asprigna e un amarino di luppolo finale. 6,5°, come la bionda Femme fatale, ma che si sentono tutti (forse anche di più di quelli che sono), per una corpo robusto, dal colore marrone molto nebbioso: è ricco di malto tostato, le note tostate di frutta secca hanno la meglio su tutte le altre, lasciando comunque emergere qua e là un luppolo asciutto e amaricante che si deposita sul fondo della lingua, e un fruttato asprigno e leggermente citrico. La sensazione finale, lunga e morbida, vede la predominanza dei toni maltati, che foderano il palato di una morbidezza diffusa, pronunciata e persistente. Alc. 6.5% vol © Alberto Laschi

domenica 26 aprile 2009

V Cense


La birra dei “5 sensi”, un’altra bella saison di questo piccolo birrificio belga; o meglio, più che ad una Saison, questa V Cense assomiglia molto ad una bitter inglese, estremamente luppolata. E con luppoli americani, Amarillo e (forse) Cascade. Li si riconosce subito all’aroma, che è estremamente deciso e “aggressivo” con le sue note erbacee e agrumate (buccia d’arancia), di pompelmo e lime. E’ un bell’aroma, costruito bene, sopra di una birra dal colore ambrato inizialmente brillante, che si opalizza un po’ con lo sversamento. La schiuma è all’inizio abbondante, non molto compatta, ma cambia velocemente consistenza, facendo vedere progressivamente una leggera sgranatura. Il corpo è meno consistente della Saison IV, leggermente più sfuggente, con la parte “acquosa” più in evidenza. Il luppolo erbaceo e agrumato mette la testa fuori anche nel gusto, estremamente asciutto e pulito. Fa la sua bella figura anche il finale,coerente con tutto il contesto e dalla corsa regolare. Dopo la splendida label della Saison IV, da rimarcare l’estrema accuratezza della label della V Cense, veramente bella da vedere. Alc. 7% vol ©Alberto Laschi

sabato 25 aprile 2009

Femme Fatale


Delle due l’una: o io ho una no esatta percezione della scala cromatica, o loro scrivono sull’etichetta una cosa che non è. Ma questo è l’unico difetto riscontrabile (a parte anche il disegno stesso dell’etichetta: sarà anche nipote del boss, ma un disegno così sulle’etichetta di una birra ….). Una birra che si fa bere con semplicità, piacere e correttezza. Una bella bionda (e sottolineo bionda), dalle sfumature come quelle dell’oro antico, molto opalescente, non ci si vede proprio attraverso. Ha una schiuma spettacolarmente compatta e ben costruita, ricca e cremosa, dalla lunga persistenza, ricchissima di aroma: un luppolo speziato, ricco e fragrante, un lievito piccante, aromi citrico e leggermente agrumati. Veramente la parte migliore di questa birra. Il corpo è dangerous drinkable: inganna per la sua rotondità e bevibilità, pericolosamente watery. Va giù che neanche te ne accorgi, riempiendo lingua e palato di un luppolo nettamente amaricante, legato a note anche qui speziate (curacao) e nettamente dissetanti. La bocca resta a lungo asciutta e pulita, e il ricordo delle note amaricanti del luppolo permane a lungo. Veramente una bella bionda, leggera ma completa. Alc. 6.5% alc. vol © Alberto Laschi

lunedì 20 aprile 2009

Ultra Ambreè


Come lasciarsi (un po’) ingannare dall’etichetta: La Ultra Ambreè è di 7° alcolici, ma gliene avrei dati, non sapendolo, almeno uno, uno e mezzo in più. E’ una robusta belgian ale, di alta fermentazione e rifermentata in bottiglia, dalla schiuma enorme, compatta e cremosa, che, a Dio piacendo, rimane stabilmente incollata alla birra e al bicchiere per lungo tempo. Nello sversamento viene giù una gran quantità di residui lasciati dalla seconda fermentazione in bottiglia, che la rendono nebbiosa e quasi “densa”. L’impressione generale, prima al naso e poi al gusto, è di una birra robusta, ricca di malto e caramello, con lo zucchero candito che le conferisce comunque alcool e calore. E’ birra “grassa”, consistente, che non va giù con facilità, ma che si fa apprezzare per correttezza, solidità e pulizia produttiva. A trovarle un difetto, è un po’ troppo poco speziato, abbastanza monocorde sul dolce/caramello, che solo una sventagliata, neanche troppo prolungata, di luppolo al centro del palato la rende più varia. Corsa relativamente corta, con finale tranquillo di malto, caldo e tostato. Alc. 7 vol ©Alberto Laschi

Ultra Soif


Ottimo esempio di birra bionda stagionale del Belgio, dalla schiuma cremosa e persistente e dal bel colore dorato. Aroma ricco di malto e fresco, leggermente erbaceo, con la parte alcolica in buona evidenza. Corpo rotondo, dotato comunque di grande snellezza, mediamente frizzante. Ha il grande pregio di lasciare un palato asciutto, pulito e rinfrescato, grazie ad un uso molto ben equilibrato di luppolo leggermente erbaceo. Molto beverina, non ha un finale particolarmente lungo e persistente, ma il buon ricordo permane invece molto a lungo. Alc. 5% vol ©Alberto Laschi

martedì 14 aprile 2009

Lupulus

Luppolo: il suo nome latino è “humulus lupulus”, e anche l’etichetta di questa birra ricorda l’accostamento (apparentemente strano) fra la pianta e l’animale (“lupulus” è il diminuitivo di “lupus”). Due sono (o potrebbero essere) le spiegazioni: la prima è che il lupo e il luppolo, crescono liberi sulla terra, senza bisogno dell’uomo; la seconda, più “botanica” è legata allo scrittore latino Plinio. Da fine osservatore dei fenomeni naturali, aveva notato come la pianta del luppolo fosse così pericolosa per altre piante da essere considerata un vero e proprio “lupo”; lo stesso Plinio definisce il luppolo come il “lupo dei salici”, poichè faceva seccare progressivamente queste piante prosciugandone la linfa, arrampicandosi ed attorcigliandosi ad esse.

Al di là della storia e della botanica, questa birra vuole essere il tentativo di riproporre sul mercato una birra simile alla La Chouffe, prodotto per il quale Pierre Goubron ha mietuto riconoscimenti in tutto il mondo. Birra simile ma, ovviamente, non uguale: ha un po’ meno personalità della “pietra di paragone”, anche se si fa bere molto volentieri. Ben mascherata la robusta alcolicità da un corpo rotondo ed equilibrato, è birra quasi classica fra le golden ale belghe: bella schiuma, ricca e cremosa, bionda e leggermente velata, ha una speziatura più accentuata e una ruvidezza più latente rispetto alla La Chouff. Al naso si distinguono coriandolo, buccia d’arancia, insieme ad un luppolo tenue. Il luppolo invece si presenta con più evidenza nel gusto, senza renderla per questo eccessivamente astringente; la frizzantezza non accentuata permette di apprezzarne rotondità e bevibilità. Manca, nel gusto, un poco di personalità, sembra sempre una birra giovane, mentre non è sicuramente di invecchiamento che ha bisogno. Finisce tranquilla, moderatamente luppolata, abbastanza in fretta. Alc. 8,5% vol. ©Alberto Laschi

martedì 17 marzo 2009

Fantome Chocolat 2008




Come confondere le acque (birrarie): uno si aspetta, visto il nome, una birra scura, corposa, massiccia e il festival del tostato/torrefatto. Il buon Dany invece da vita ad una birra ambratina, e neanche tanto rossiccia, opalescente, con un’idea di polvere di cacao e una massiccia iniezione di luppoli, niente di tostato e/o torrefatto, nettamente asciutta e amaricante. Fantome è Fantome: mai aspettarsi niente di ovvio o banale. La Chocolat è una birra che si fa bere, ma non con estrema facilità: ha un naso non proprio raffinato, nel quale fa capolino la polvere di cacao, un po’ di lievito, e un leggero sottofondo maltato. Ma la birra non si fa ricordare certo per l’aroma. E’ rotonda, meno robusta di quanto gli 8° facciano presagire, con un iniziale palato rustico e granuloso, che poi lascia quasi totalmente spazio ad un luppolo pervasivo e aggressivo. Alla fine della sorsata l’85% per cento di lingua + palato ne risultano massicciamente condizionati. Ne viene fuori così un finale amaricante, non erbaceo ma asciutto e tagliente, che perdura abbastanza a lungo. Birra di carattere, non proprio caratterizzata, ma che è difficile confondere. Non sarebbe una Fantome, altrimenti. Alc. 8% vol. ©Alberto Laschi


venerdì 13 marzo 2009

De Heeren van Liedekercke


A Denderleeuw, a 30 minuti da Bruxelles, c'è il De Heeren van Liedekercke un bellissimo locale in stile fiammingo superspecializzato in birre artigianali. Ho avuto occasione di visitarlo la settimana passata, avevo già conosciuto Joost Defour, il proprietario, anni fà ma non avevo mai avuto l'occasione di fermarmi al suo locale.

La curiosità di fermarmi a Denderleeuw me l'ha fatta venire Kris Boelens (Boelens Brouwerij) che per natale mi ha regalato una confezione di cioccolatini con ripieno alla birra che Joost ha ideato insieme al pasticciere del suo villaggio.



Il De Heeren van Liedekercke è un locale "globale" : oltre ad un'invidiabile Carta della Birra (in carta quasi 300 etichette ed un plus di 3 pagine con birre Vintage tra cui una Westvleteren Tappo Giallo del '98 - venduta a 25 euro), un'invidiabile selezione di birra alla spina ( io ho assaggiato la Carolus Hopsinjoor) è anche un'ottimo ristorante con piatti della tradizione fiamminga e con piatti internazionali.





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La Heeren Biere, la birra scura della casa prodotta in esclusiva per il locale da Kris Boelens, è stata una piacevolissima scoperta. Una birra scura a 8% alc che si fà bere. L'aroma richiama il cioccolato ed il lievito. Al gusto ancora cioccolato e spezie (viene fuori la cannella, ma molto meno invadente che nella Santa Bee). La luppulatura è ben bilanciata con la dolcezza del malto anche se Joost dichiara che ha chiesto, per la sua birra, il dry hopping. Secondo me un gradino sopra la Pagijs.


Kasteelstraat 339470 Denderleeuw Tel: 053 68 08 88 Fax: 053 68 08 88

©Foto Vanessa Rusci

mercoledì 11 marzo 2009

Ecco qua: la Cosmos Porter

Kris della De Dolle ha presentato un suo esperimento (aveva solamente 5 fusti da 50 lt) all'ultimo Zythos: la Cosmos Porter.

Partiamo dal nome. Porter era una tipologia di birra molto popolare agli inizi del 18° secolo soprattutto tra i lavoratori del porto di Londra. Era una birra acida, come tutte le birre di quel periodo paragonabile all'attuale Rodenbach (per farsi un'idea). Nel 1955 il birrificio Costenoble di Esen (villaggio dell'attuale birrificio di Kris) produceva una birra in questo stile usando il lievito della Rodenbach e facendola maturare in tini di legno. Dopo questo passaggio il "prodotto" si avvicinava più ad un aceto che a una birra. Prendendo una parte di questo liquido ( solitamente dal 5% al 10%) e miscelato con una birra giovane si arrivava ad avere una birra nello stile delle Oud Bruin.
Alla Cosmos per renderla più bevibile veniva aggiunto dello zucchero ma (per quel che si ricorda Kris) "non era il massimo nel suo stile".

Kris partendo da questo spunto ha pensato di far rinascere questa birra "della tradizione" presentandola proprio a questo Zythos. Birra prodotta senza luppolo ha 7% alc. Il lievito usato è il Brettanomyces con aggiunta di Lactobacillis. Per ricreare questa Oud Bruin è stato aggiunto il 5% di Oerbier Reserva del 1999!



Cosa aggiungere..la birra è "abbastanza" acida (il ph è 3,41, l'aceto a confronto è un vin santo) ..comunque andava testata e sarà difficile farla scordare a tutti i "birramaniaci" che facevano la fila allo Stand della De Dolle!

Allo stand 51 potevamo comunque scegliere tra Boskeun 2009, Stout, Arabier e Oerbier alla spina..avercene...


Gianni




© La prima e la seconda foto sono di Filip Geerts, la terza di Vanessa Rusci

domenica 8 febbraio 2009

Moinette Blonde 2008


1955, anno in cui a Tourpes – Leuze si è brassata per la prima volta questa birra; 35 IBU, è il grado di amarezza di questa triple belga, ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia. E’ la bionda più luppolata di tutta la gamma, splendida, della Dupont. Dal bel colore biondo, pulito e brillante, il “solito” cappello molto ampio di schiuma pannosa e un bellissimo bouquet olfattivo: spezie che si intrecciano con i luppoli, freschi e fragranti, il lievito (specifico della Dupont) e un leggero sentore erbaceo finale. Il corpo è robusto, decisamente frizzante, ricco anch’esso delle note luppolate, con in più note di frutta bianca matura (pera e pesca), con un leggero tocco finale di miele. Delicato e persistente il finale, con in evidenza un luppolo asciutto e astringente. Perfetta. Alc. 8,5% vol ©Alberto Laschi

Moinette Brune 2008

Trent’anni di differenza:la Moinette Brune nasce, dal punto di vista birrario, 31 anni dopo la Blonde, nel tentativo di consolidare un successo produttivo già sancito. E ci riesce, la Dupont, che veramente non sbaglia un colpo. Questa dubbel ad alta fermentazione, brassata con quattro diversi tipi di malto, è veramente una birra solida e ben costruita, dalla medesima gradazione della Blonde. Il suo è un bel colore, un ambrato carico, la schiuma è cremosa e abbondante, un vero e proprio marchio di fabbrica. Il naso è pari pari quello di una classica dubbel: il malto leggermente tostato, la frutta matura, il miele, il lievito ricco. Corpo robusto ma beverino, frizzantezza media, la birra conquista subito il palato con la sua ricchezza gustativa, fatta di frutta matura (come nell’aroma), speziatura ricca, tostatura delicata. Il finale è caldo e prolungato, meno abboccato di quanto ci si potesse aspettare. Una signora dubbel. Alc. 8,5% vol ©Alberto Laschi

martedì 3 febbraio 2009

Sint Gummarus Tripel

“Celebre in guerra”: questa l’etimologia esatta del nome Gummarus, latinizzazione di un antico termine tedesco. Vissuto in Belgio fra il 717 e il 774, soldato devoto a Dio, costruì poco prima di morire con i propri beni un oratorio a Liers nel Brabante belga (di cui ancor’oggi è il santo patrono); ricordato l’11 ottobre, viene venerato come santo confessore del Belgio e, chissà perchè, santo protettore dei matrimoni infelici. Passando alla birra vera e propria, brassata inizialmente per il Bokrijk Museum, la St. Jozef la presenta come la prima vera tripel del Limburgo (sic). In ogni caso è birra onesta, senza voli pindarici di fantasie spiccate ma solida e corretta. Non si fa ricordare a lungo, ma si fa bere con piacevolezza. Birra di puro malto, ad alta fermentazione e rifermentata in bottiglia, ha un colore biondo limpido e trasparente e una buona testa di schiuma fine e cremosa, non molto persistente. Naso e palato sono puliti e corretti, il malto, la relativa potenza dell’alcool, una nota fruttata nell’aroma e un gusto abbastanza netto di lievito; queste le caratteristiche principale. E’ molto watery, va giù liscia e pulita, lasciando subito sgombri il centro della lingua e del palato. Finisce leggermente luppolata, svelta. Alc. 8,3% vol ©Alberto Laschi

Sint Gummarus Dubbel


L’ultima nata in casa St. Jozef, questa dubbel di ispirazione abbaziale, una birra ambrata, speziata e luppolata sul finale. Ha un bel colore ramato, limpido e trasparente, una testa di schiuma moderatamente ricca e non molto persistente, L’aroma non dimostra molta personalità, un lievito leggero, leggermente fragrante, un po’ di caramello, leggermente gommoso, una brevissima sensazione erbacea. Il corpo all’inizio si rivela abbastanza “acquoso”, e inganna, perché aiuta a sottovalutare l’impatto della seconda sorsata. Negli assaggi successivi la birra si rivela rotonda e abbastanza corposa, di un corpo ricco di caramello, malto, zucchero candito e toffee, per poi virare improvvisamente sulle note luppolate, che riempiono palate e lingua. Anche il finale è nettamente amaricante, con una nota calda di alcool che si presenta molto dopo. Non una specialità, il caramello è “troppo” caramello, il luppolo è un po’ troppo aggressivo, ma almeno è una birra con personalità. Alc. 7% vol ©Alberto Laschi

Limburgse Witte

Lanciata sul mercato belga fin dal giugno del 1993, è il risultato di una collaborazione produttivo/commerciale delle due brouwerij più importanti del Limburgo, la Martens e la St. Jozef, appunto. Birra non filtrata, ad alta fermentazione, è prodotta senza aggiunta di nessun tipo di aromi chimici e/o conservanti, con la sola fermentazione in botte. Colore oro pallido, abbastanza torbido, schiuma fine, abbondante e persistente; aroma sicuramente floreale, seppur non molto pronunciato, insieme alla ricchezza del cereale di malto e delle spezie, piccanti e leggermente citriche. Al palato si rivela molto leggera e snella, dal corpo comunque molto morbido e cremoso. Ha sentori speziati, di limone ed arancio, ben equilibrati con la generale sensazione di morbidezza. Si evolve sempre nel senso fruttato, e lascia la bocca piacevolmente fresca e asciutta. Alc. 5% vol ©Alberto Laschi

Fantome Hiver 2008


Produzione stagionale del buon Dany, disponibile sugli scaffali da Dicembre a Marzo (suppergiù). Ottimo prodotto, veramente ben costruito e dalla bevibilità spiccata, che fa dimenticare, lì per lì, i suoi 8° alcolici (ma dopo comunque tornano subito a mente). Non una grande schiuma, scarsa e a bolle grosse, di breve permanenza, ma un bel colore, di un ambrato rustico, mediamente opalescente. Il naso è ricco e ben costruito, che presenta bene la complessità di questa birra: molto terroso, quasi muffato, ma non rustico o ruvido. Assieme al terragno spicca il cereale, un che di miele e la speziatura, tenue ma diffusa. Chi ben comincia ... continua bene: anche al palato questa birra si fa subito apprezzare, rotonda e leggermente watery, assolutamente non sciapa. Ha la fragranza del cerale, la robustaezza del malto, un che di citrico e leggermente vinoso e un luppolo asciutto e fresco, secco e non molto amaricante. Resta in mente una grande sensazione di leggerezza gustativa, quasi setosa, accompagnata da una grande pulizia, favorita da una carbonazione equilibrata. Non molto "calda" per essere una saison invernale, ma molto accattivante: gran bel prodotto. Alc. 8 % vol ©Alberto Laschi

Fantome Noel 2008

Allora: siamo di fronte ad una Fantome e, dal mio punto di vista, ogni dubbio è sempre legittimo. Ma qui ci si spinge anche oltre. Il dubbio, assaggiando questa Noel del 2008, è il seguente:è la prima volta che ci si trova di fronte ad una Christmas beer nella declinazione oud bruin, o è una bottiglia che ha “girato” un po’ troppo? E visto quanto e quanto spesso “girano” le Fantome ….
Per non peccare di lesa maestà, propendiamo per l’ipotesi oud bruin, o comunque di una birra estremizzata nella maturazione e nell’invecchiamento. Se dovessi paragonarla, è molto simile ad una stagionata Duchesse de Bourgogne. Il colore è bello, di un marrone scuro con riflessi ramati:schiuma zero o quasi. L’aroma è pungente, molto vinoso (per usare un eufemismo), astringente all’estremo, che lascia poco spazio ad altre sensazioni. Eppure la Sheltonbrothers (importatore per gli USA delle Fantome) la descrive come birra speziata, brassata con miele, caramello, coriandolo, pepe nero “ed altri ingredienti segreti”. Nell’aroma di tutto ciò non rimane traccia, o quasi. Idem per il palato: il festival dell’acetico, dell’astringente, del vinoso estremizzato, con scarsaissima carbonazione. La bocca, dopo il primo assaggio, ne rimane quasi shockata. Mettiamola così: un must per i patiti delle oud bruin, un patire per chi si aspettava una strong dark ale di 10°. Sempre che non mi sia imbattuto in una bottiglia non in buone condizioni …. Alc. 10% vol ©Alberto Laschi