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domenica 16 dicembre 2007

Urthel Quadrium - Samaranth





Birra brassata fino al 2005 presso Van Steenberge Brouwerij da Hildegard Von Ostaden per la De Leyerth Brouwerij. Attualmente brassata presso il birrificio dei Trappisti di De Koningshoeven in Olanda.


Birra “invernale”, e con i suoi 11,5° sarebbe difficile pensarla diversamente. I gradi ci sono e si sentono, non esageratamente, ma si sentono. Tanto malto, a strati, tanto caramello, una frizzantezza scarna e un corpo morbido e vellutato, fanno di questa birra un ottimo esempio da birra meditativa per un dopo cena invernale. Ha un bel colore dorato carico, quasi al confine con l’ambrato, schiuma fine, poco abbondante e poco persistente, naso “regolare”, con il malto che domina, il miEle e l’acool che vengono in secondo piano. Da bersi con attenzione, anche con un po’ di cautela, vista la sua genersosa bevibilità, nonostante la cospicua alcolicità. Alc. 11.5% vol © Alberto Laschi



Vecchia Etichetta

Urthel Triple - Hibernus Quentum




Birra brassata fino al 2005 presso Van Steenberge Brouwerij da Hildegard Von Ostaden per la De Leyerth Brouwerij. Attualmente brassata presso il birrificio dei Trappisti di De Koningshoeven in Olanda.


Buonissimo esempio di triple belga, classica nelle sue caratteristiche con un accenno di particolarità nel gusto un po’ più speziato del solito. Bel colore dorato, leggermente opaco, ma attraente. Testa di schiuma molto abbondante, per la carbonazione pronunciata; lascia bei merletti dopo la sua scomparsa, lenta. Aroma fresco di limone, o comunque agrumato: molto gradevole nella sua asciuttezza e nelle sue note leggermente speziate (chiodi di garofano?), di frutta fresca e di miele. Ha corpo rotondo e abbastanza robusto, con la componente alcolica un pochino troppo in evidenza: si ripresentano le note rotonde del malto e del miele, con una sensazione comunque diffusa di morbidezza e di caldo. Birra invernale, che riscalda senza essere eccessivamente pesante, con un finale asciutto di luppolo e rinfrescante di agrumi. Alc. 9% vol. ©Alberto Laschi



Vecchia etichetta



Urthel 7.5 - Parlus Magnificum




Birra brassata presso il birrificio dei Trappisti di De Koningshoeven in Olanda da Hildegard Von Ostaden per la De Leyerth Brouwerij. In commercio dal 2006.

Ottimo esempio di Belgian ale, questa scura dell’Urthel, che la “ditta” considera un ottimo accompagnamento della cioccolata. Effettivamente è molto accostabile a un qualsiasi dolce fatto con la cioccolata, ma forse gli manca quel mezzo pizzico in più di “corpo” per essere l’ideale accompagnamento della cioccolata in una qualsisasi delle sue forme e varianti. Per intendersi, un mezzo gradino sopra sono la Rochefort 10° e la Chimay bleu, abbinabili perfettamente e totalmente alla cioccolata. Perfettamente beverina, dal bel colore tonaca di frate e con una schiuma ricca e cremosa al momento di versarla, che poi svanisce abbastanza velocemente. Ha aroma tostato, di cacao, di caffè torrefatto, di nocciola e liquirizia, con un finale asprigno di lievito e poco luppolo; il corpo è rotondo e svelto, molto frizzante, passa in veloce rassegna le note torrefatte e maltate, per chiudere con quelle di frutta secca e secche di luppolo. Ripulente e pulito il finale, lascia la bocca asciutta e pronta per una nuovo sorso, così come vuole la cioccolata. Alc. 7.5% vol.
©Alberto Laschi

Urthel 7.5 -Tonicum Finiboldhus





Birra brassata presso Van Steenberge Brouwerij da Hildegard Von Ostaden per la De Leyerth Brouwerij. Fuori produzione dal 2005. E’ stata la prima birra ad essere brassata da Hildegard.

Bel colore dorato-ambrato un po’ nebbioso, ma molto molto attraente, bella testa di schiuma bianca abbastanza fine e compatta che ci mette molto tempo a scomparire. Il naso è un bel mix di note speziate, fruttate (banana e mela), di malto tostato con un finale erbaceo e medicinale. Il corpo della birra è rotondo, non consistente né opprimente; ha un rivestimento snello e una frizzantezza media che le conferiscono buona bevibilità. Non si contraddistingue per un sapore che spicca più degli altri, ma ha un buonissimo equilibrio di sentori maltati, fruttati, con una punta di amaro che viene fuori nel finale. Asciutto ed equilibrato il fine corsa, nel quale questa birra si rivela asciutta ed appagante. Da provare con i formaggi piccanti e mediamente stagionati. Alc. 7.5° vol
©Alberto Laschi


Urthel 5.9 - Novicius Vertus




Birra brassata presso Van Steenberge Brouwerij da Hildegard Von Ostaden per la De Leyerth Brouwerij.  Fuori produzione dal 2005.
Ottimo esempio di dubbel belga, meno speziata di altre, meno dolce di altre ancora, ma caratterizzata da un ottimo equilibrio di tutte queste componenti. Bel colore tonaca di frate, con riflessi rossastri; schiuma ricca, abbondante, a grosse bolle, di non lunga persistenza. Aroma fresco di malto, noci e nocciole, legnoso, che lascia trasparire alcune note speziate. Corpo molto snello, cratterizzato da una frizzantezza non eccessiva, che comunque appaga pienamente il palato: ha buonissima bevibilità, e lascia la bocca molto pulita e amorbida con le note dolci del malto tostato e conn un finale asciutto di frutta secca. Molto equilibrato il fine corsa. Alc. 5.9% vol.
©Alberto Laschi

sabato 15 dicembre 2007

De Leyerth Brouwerij




Marito e moglie. Queste sono le persone dietro alla Brouwerij De Leyerth. Hildegard e Bas Von Ostaden. Nel 2000 iniziano la loro avventura, Hildegard è la mastrobirraia mentre Bas penserà al lato commerciale essendo un artista fumettista esperto di marketing.



Proprio dalla passione di Bas nel disegnare fumetti che viene ripreso, per il nome delle birre, la leggenda degli Erthels.. Nel 1928 furono ritrovate nella regione del Mierth strani simboli, studiati per anni dalle Università di Parigi e di Losanna, che diederono origine al “mito del Mierth”. Si sarebbe trattato delle gesta di un popolo scomparso e della loro traversata delle regioni della Fiandra. In questo loro peregrinare sarrebbero stati “aiutati” dalla forza di una sorprendente bevanda, la Urthel appunto. Attingendo dalla leggenda e da racconti medievali Bas “crea” i suoi gnometti: “Gli Erthel sono non più alti di 35/40 cm, buffi nell’aspetto, non hanno capelli ma una lunga barba e un grosso naso. Sono sempre di buon umore. Un Hertellino ama la poesia, la musica, canta e danza” (tratto da De Cronycker di Walter Vandendoornyck 1599/1675).



La De Leyrth non ha un birrificio. Inizialmente Hildegard brassa i suoi prodotti alla Van Steenberge. Nel 2006 la produzione viene spostata presso il birrificio dei Trappisti di De Koningshoeven in Olanda, mentre la sede viene mantenuta in Belgio. In Olanda Hildegard crea nuove ricette: elimina dalla produzione la “5.9”, cambia la ricetta della “7.5” ed inserisce la Urthel Bock (al momento solo per il mercato Olandese) e la Hop-Duvel . Dopo un suo viaggio in America nel gennaio del 2005 Hildegard ritorna in Belgio entusiasta delle nuove IPA americane assaggiate, estremamente luppolate; e decide di darsi da fare per produrne una “in proprio”. E’ un po’ la “nuova onda” produttiva delle triple belghe luppolatissime, sulla scia della Chouffe Houblon, anche se un po’ meno “estrema” e meno complessa. Hildegard produce questa birra usando il 50% di malto Magnum, il 32% Spalt e il 18% Saaz, raggiungendo una gradazione IBU di 80.

Hildegard oltre a essere una bellissima “birraia” si occupa anche di degustazioni e scrive su BeerPassion Magazine.

Brouwerij De Leyerth
Krommekeerstraat, 21
8755 RUISELEDE
www.urthel.com



lunedì 5 novembre 2007

Urthel Hop-It


Dopo un suo viaggio in America nel gemnaio del 2005 Hildegard van Ostaden, prorprietaria e responsabile della produzione della Leyerth,ritorna in Belgio entisiasta delle nuove IPA americane assaggiate, estremamente luppolate; e decide di darsi da fare per produrne una “in proprio”. E’ un po’ la “nuova onda” produttiva delle triple belghe luppolatissime, sulla scia della Chouffe Houblon, anche se un po’ meno “estrema” e meno complessa. Hildegard produce questa birra usando il 50% di malo Magnum, il 32% Spalt e il 18% Saaz, raggiungendo una gradazione IBU di 80.
Ha un bel colore dorato e una testa di schiuma compatta, cremosa, di prolungata persistenza, bianca, molto bianca, quasi lanuginosa, che lascia alla fine un po’ di merletti sull’orlo del bicchiere. Dire che ha un naso luppolato è solo affermare l’ovvio, ma evidenti sono tutte le sfumature dei luppolati usati, dal citrico all’agrumato, al rustico, allo speziato, con un idea floreale. Si potrebbe quasi definire un aroma piccante. Non è di facile bevibilità, deve piacere molto il gusto aspro e astringente del luppolo per apprezzarla fino in fondo, ma se è l’amro che si cerca, allora questa birra è il posto giusto. Un po’ monocorde nel gusto, prevale l’amaricante, il lievito lo si apprezza nel conteso, in una carbonatura accentuata e in un corpo rotondo e consistente (9,5°!). Certo, leva la sete, ma alla fione satura molto il palato. Per palati più che attrezzati. Degustata in Bottiglia Luglio 2007. ©A.Laschi


I.P.A. o A.P.A. Belghe?

Delle triple belghe luppolate come una IPA (Indian Pale Ale), tipologia di birra molto in “voga” adesso negli States, mentre sta subendo un discreto declino nella loro terra d’origine, la Gran Bretagna. Le birre IPA nacquero come una "astuzia” commerciale: le navi inglese che tornavano dalle Indie cariche di merci, nel viaggio di andata partivano con le stive semivuote: si pensò di ovviare a questo “difetto” spedendo fusti di birra nelle Colonie. Per sopportare un viaggio così lungo la birra doveva essere piuttosto forte, e soprattutto estremamente luppolata: nasce cosi' un nuovo stile birraio, l’IPA. All’inizio questa tipologia venne prodotta quasi esclusivamente da una piccola birreria londinese (la Hogdson) posta strategicamente vicina ai Docks della capitale; solo successivamente le grandi birrerie di Burton on Trent (Alsopp e Bass) entrarono prepotentemente in questo ricco settore di mercato, e con le loro avanzate conoscenze tecniche e la loro “acqua dura” ne conquistarono la supremazia.
Le IPA americane attuali però dovrebbero essere più correttamente definite APA (American Pale Ale), e sono meno dolci di malto rispetto alle colleghe britanniche, con una maggiore spinta di luppolo e un finale molto secco e asciutto. Quelle più particolari sono prodotte dalla Dogfish Head Craft Brewery, dal mastro birraio Sam Calagione, di chiare origini italiane.
Sia la De Leyerth, che la Achouffe si sono “gettate” in questo segmento di mercato, dando vita a birre estremamente caratterizzate, seppur con risultati diversi (la Houblon della Chouffe è molto più fantasiosa della Urthel Hop It, più monocorde). E’ interessante chiudere il cerchio con la Duvel Triple Hop, della Moortgat, nella sua veste anche di nuova proprietaria della Achouffe, chiamata quindi a fare un prodotto non sovrapponibile. In questa gara a tre la Chouffe Houboln ne esce nettamente vincitrice, in un segmento produttivo però, a mio parere, eccessivamente caratterizzato e pericolosamente specifico. Come diceva il buon Schigi nel numero di Agosto di fermentobirra, la moda produttiva attuale rischia di snaturare e appiattire la ricerca produttiva, dando vita a birre che “sono facili da fare, in quanto la ricerca degli equilibri gustativi e delle sottili aromaticità che spesso fanno la grandezza di un birraio sono scavalcate da valori aritmetici di amaro e intensità olfattiva”. Sono facili, ma durano poco. Come tutte le mode, anche questa passerà (per fortuna). © Alberto Laschi